Backrooms

scritto da alepasquale1771@gmail.com
Scritto Ieri • Pubblicato 16 ore fa • Revisionato 16 ore fa
0 0 0

Autore del testo

Immagine di alepasquale1771@gmail.com
Autore del testo alepasquale1771@gmail.com

Testo: Backrooms
di alepasquale1771@gmail.com

Il regista Kane Parsons ha 21 anni e pochi mesi, ed è da quando ne aveva 17 che, con piglio alla J.J.Abrams di Lost, sta costruendo su internet, ovvero YouTube (ora al cinema), una “mitologia” sua propria: contenuti (video) che non possono essere compresi realmente se non nel loro insieme, quando saranno un insieme compiuto (e se… molti ancora si chiedono se del suo “Lost”, Abrams alla sua conclusione sia riuscito a farne un insieme compiuto), tanto più perché nel suo caso, a differenza di altri “universi” come quelli supereroistici, si fa leva su una accezione post moderna del concetto di “leggenda metropolitana”, chiamato “Creepypasta”, ancorato alle millemila potenzialità di mitizzazione, “iconizzazione” e quant’altro, che le implicazioni suggestive del web possono suscitare.

Tutto infatti parte da una enigmatica fotografia anonima (di desolati e desolanti corridoi al neon) circolata in rete anni prima e “memizzata” per la sua viralità (in realtà, si è scoperto, del tutto ordinaria), da cui il giovane virgulto ha tratto spunto per una mole spropositata di corti, il cui successo lo hanno fatalmente cooptato al cinema: è ben donde, perché ha classe da vendere, ed ha prodotto la miglior trasposizione cinematografica (per tacere di Nolan) delle opere di Escher (e non poco Dalì e Magritte), questo stando al solo impianto visivo, scenografico, che (quando, come nei corti, non è realizzato in CGI) potrebbe essere traslato integralmente in un (vasto) museo di arte contemporanea; ben altro ci sarebbe da dire sull’impianto concettuale, sul retro pensiero che sottace il tutto, a suo dire precisamente calcolato “illo tempore” dato che solo con il film (che oggettivamente non poteva non aprirlo a nuovi target di fruitori) alla “lore” viene data una storia, almeno abbozzata (ed aperta), essendo in cantiere i seguiti.

È qual’è questa storia? Un anonimo, maschilista in analisi, proprietario di un anonimo mobilificio, scopre nel seminterrato dello stesso un varco verso le backrooms del titolo, un’altra dimensione di labirintici spazi senza vita rigorosamente al chiuso e (per lo più) “gialli”: non che gli spazi del mondo reale siano affollati di vita, nel film, ma lo straniamento a cui punta questo concept horror è proprio indotto dal voler “desertificare” i luoghi urbani che, come formiche accelerate in "Powaqqatsi", conosciamo da decenni solo come affollati; i cosidetti "spazi liminali". Poi viene (solo nel film) il background psicoanalitico.

Il gironzolare dei (pochi) personaggi per corridoi infiniti in attesa del jumpscare può risultare tedioso, e difficilmente trasponibile in un serial standard come il succitato “Lost”, ma è innegabile che, come nei (pochi) protagonisti stessi privi del benchè minimo timore di perdersi in un labirinto raggiunto attraversando come fantasmi un muro, non difetti nello spettatore la curiosità morbosa di sapere cosa prima o poi accadrà (o più che altro, si vedrà)… E poi, ancora.

Genere: Horror

Regia e sceneggiatura: Kane Parsons

Intepreti: Chiwetel Ejiofor

Backrooms testo di alepasquale1771@gmail.com
1